UZBee: la piattaforma che ti premia quando condividi ciò che ti piace

Si fa un gran parlare in rete dei cosiddetti “influencer” (sull’argomento vi consiglio questo post di Luca Della Dora), siano essi blogger, opinion leader oppure ambassador più o meno dichiarati (o rappresentanti di tutte e tre le categorie) e delle strategie di coinvolgimento di questi da parte dei brand e marketer con tecniche e modalità non sempre riuscitissime.
È proprio facendo riferimento a questo scenario che oggi voglio parlarvi di un progetto made in Italy che propone una soluzione alternativa per attivare dinamiche di buzzing. Un progetto di cui, a mio avviso, sentiremo molto parlare in futuro: si chiama UZBee e si tratta di un marketplace in cui le aziende incontrano le persone: le prime inseriscono le novità sotto forma di campagne con effetto virale, mentre le persone (in base ai propri interessi) possono condividere questi contenuti sui social network. Semplice no? Se poi queste persone vengono anche premiate economicamente, allora “il gioco” diventa anche più interessante.

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Facebook Studio: 3 casi di studio italiani

Circa 3 mesi fa reclamai la mancanza di qualsiasi case study italiana nel tanto celebrato Facebook Studio, la piattaforma di condivisione e pubblicazione dei lavori creativi e delle campagne di di Facebook marketing creata proprio da Zuckerberg & Co.

Ora, a distanza di tempo, sono felice di aver ricevuto alcune segnalazioni di casi italiani, o meglio, di brand italiani e agenzie italiane che hanno pubblicato i loro lavori in questo spazio di confronto e consultazione, utile per chi si occupa social media marketing o per chi voglia semplicemente curiosare tra le varie campagne disponibili.
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Il distributore social della Pepsi

Come risposta alla sua rivale Coca-Cola e alla sua Happiness Machine (per il video clicca qui) PepsyCo, la famosa multinazionale del beverage, ha presentato a Chicago un prototipo di distributore interattivo di bevande che permette di inviare una bibita come regalo ad un amico o ad una persona che non conosci (casuale).

Pepsi-Social-Vending-Machine

“La nostra Vision è di utilizzare la tecnologia innovativa per aumentare il numero di consumatori e per creare nuovi modi per coinvolgerli con i nostri brand e nei Social Network nel momento stesso dell’acquisto,” questo è quanto ha affermato Mikel Durham, PepsiCo Foodservice’s chief innovation officer, durante una conferenza stampa.

“Il Social Vending allarga le reti sociali dei nostri consumatori oltre i confini dei loro strumenti (cellulari, smartphone, tablet, etc…) e trasforma un’esperienza di acquisto in qualcosa di più eccitante e divertente per permettere loro di tornare (ad acquistare da noi)”.

Infatti, puoi comprare una bibita per te stesso, ma puoi anche inviarne una a qualcun altro digitando il suo nome, il suo numero di cellulare e lasciare un sms tesuale. Il distributore può anche registrare un tuo breve video-messaggio.

Il destinatario acquisisce un codice per riscuotere il regalo in un altro distributore, con la possibilità di ringraziare o di inviare, a sua volta, il regalo a qualcun altro.

Il distributore permette anche ciò che la Pespi definisce “random acts of refreshment” (trad: “atti casuali di rinfresco”), ossia la capacità di inviare un drink-code come simbolo di “incoraggiamento per qualcuno che affronta il cambiamento del tempo (es. il caldo) o come drink di congratulazioni per un studente universitario che ha appena vinto una gara.”

Naturalmente, l’idea avrà successo se il numero di installazioni dei distributori nel mondo sarà abbastanza ampio e largamente diffuso nel mondo.

Dato che non c’è un vero “social networking” senza un legame a Facebook, non è difficile immaginare che in ogni macchina verrà inserito un “Like button” e/o di “Share button”.

Di seguito, il video della Social Vending Machine e suo funzionamento:

Trovato qui

Social Commerce: previsioni di crescita e indicazioni

In un post recente abbiamo fatto un breve excursus sull’online e mobile shopping experience; di conseguenza mi sembra interessante continuare il discorso prendendo in esame una ricerca sul Social Commerce (trattasi, per chi “stranamente” non ne avesse mai sentito parlare, di un subset dell’e-commerce caratterizzato dall’utilizzo dei social media e dei loro strumenti e strategie correlate funzionali alla vendita online di prodotti/servizi), che sembra prevedere una crescita vertiginosa di questo “fenomeno” nei prossimi 5 anni.

Previsione troppo ottimistica? Non secondo il report in questione , “Turning Like’ to ‘Buy’: Social Media Emerges as a Commerce Channel“, realizzato da Booz & Co., società di consulting USA, secondo cui il Social Commerce aumenterà il giro di affari grazie al crescente livello di “abitudine” e familiarità dei consumatori con le pratiche di acquisto on line, o meglio, di shopping on line sulle varie piattaforme social.

Quanto crescerà in soldoni? Il report parla di “5mld di dollari” nel mondo intero in un solo anno, di cui 1 mld nei USA (ovviamente). Bisogna tener conto che l’indagine in questione definisce il social commerce come un “canale in cui i consumatori/utenti compiono acquisti all’interno di social networks“, (pagine e applicazioni di facebook in primis), escludendo quindi l’analisi degli e-commerce tradizionali), e considerando solo i beni cosidetti “durevoli” (apparecchi elettronici, vestiti e ticket vari, ma non il settore “servizi”).

Un buon business a quanto pare. Anche se, a guardare i numeri, una buona percentuale degli intervistati si dichiara propensa all’acquisto sul web e nei canali social in particolare, a condizione di una maggiore attenzione da parte delle aziende nel garantire sistemi affidabili di sicurezza in queste nuove piattaforme (gestione della privacy, dati delle carte di credito e sicurezza nelle transazioni per citarne qualcuno) i quali, come abbiamo visto, rappresentano un po’ il tallone di achille di tutto il commercio elettronico e del suo potenziale sviluppo.

Un altro fattore interessante che influenzerà il social commerce market è, o meglio sarà, la capacità dei negozi virtuali di proporre nuovi prodotti pensati e/o venduti esclusivamente nei canali social.
Altro ruolo lo giocherà, oltre alla sempre citata e sperata “conversazione sui prodotti” da parte degli utenti (pratica non così diffusa a quanto pare), la bravura dei web marketers, specializzati nel social commerce, nel fare buon uso degli strumenti che le nuove piattafomre offrono; un esempio su tutti: il “Like” di un utente su un particolare prodotto può trasformarsi in una vendita successiva di quel prodotto se questo viene offerto nel giusto modo, col giusto prezzo e, magari, esclusivamente per quell’utente/cliente.

In pratica, nonostante ci troviamo davanti ad una nuova forma di commercio che dovrebbe superare le tradizionali forme di vendita, la chiave del successo del social commerce risiede comunque, come sempre, nella quantità dei dati e nella modalità di gestione delle informazioni degli utenti di cui le aziende dispongono.

La novità, o se vogliamo l’arma in più del social commerce, è la possibilità di poter combinare molteplici tipi di informazioni – di acquisto, di comportamento e demografici – per costituire un database di dati sociografici che indicano non solo cosa gli utenti/clienti comprano, ma anche cosa i loro amici comprano; tutto ciò fornisce le aziende di un potente strumento per influenzare l’utente/cliente lungo tutta la sua esperienza d’acquisto.

Siete d’accordo con questa rosea previsione? Avete degli esempi di Social Commerce che stanno “vendendo” bene e soprattutto stanno seguendo queste indicazioni? Segnalatemeli pure!

Fonte: Internet Retailer

Novità in casa Twitter: “Geo-relevant Ads” e “Follow Dashboard”

News dell’ultim’ora vogliono i proprietari di Twitter intenti a dare una svolta alle loro strategie di business: finalmente il social-microblogging più famoso al mondo sembra si sia deciso a fornire agli advertiser ciò di cui avevano bisogno e chiedevano da molto tempo: pubblicità geo-pertinenti e analytics più dettagliate che permettano ai marketers di monitorare i tweet e capire chi esattamente li stia leggendo/seguendo.

Annunciata ieri durante l’Ad Age Digital Conference a New York, la nuova dashboard di Twitter, chiamata “Follow Dashboard“, promette nuove funzionalità e opportunità secondo le parole di Adam Bain, un alto dirigente di Twitter: “la geo-pertinenza dei promoted tweets e degli account permette ai marketers di raggiungere la loro audience in una precisa area geografica… Un particolare prodotto disponibile solo in una determinata zona del paese può ora essere pubblicizzato tramite tweet precisamente in quella stessa area. Se, per esempio, vuoi promuovere un tipo di jeans nella sola area di Cleveland, ora puoi farlo. Per ogni tweet sponsorizzato, ora noi siamo in grado di mostrarti la performance del tweet , includendo follows e unfollows…

Il geo-targeting su Twittter è disponibile per ora solo in 210 città USA e si estenderà in altre paesi nel prossimo anno.

Questi nuovi tipi di tweet saranno fondamentali per le strategie pubblicitarie locali, sia per i piccoli business che per quelli più grandi entrambi legati, per vari motivi di marketing e vendite, in una specifica area geografica. McDonald’s Canada, per esempio, sta già testando geo-target tweets che, inviati nella sola Canada, menzionano prodotti regionali specifici come peach pie (torta di pesche) e il milkshake al cioccolato e caffè.

MA COME FUNZIONANO QUESTI NUOVI TWEET SPONSORIZZATI?

Per prima cosa, è importante notare che i “geo-targeting tweet” si basano sui dati che gli utenti forniscono attraverso il loro “tweeting behavior” (come gli utenti twittano in generale). Così, per esempio, se un utente ha registrato San Francisco come sua location di base, ma invia molti dei suoi tweet da Los Angeles, una società/azienda di Los Angeles può intercettare quell’utente su Twitter.

La seconda importante caratteristica, però riguarda la Follow Dashboard che permette ai marketers di visualizzare le performance di ogni campagna pubblicitaria. La nuova dasboard fornisce ai brand delle analitycs più dettagliate sull’audience dei loro followers (dove sono, come aumentano nel tempo, il loro livello di coinvolgimento e i loro interessi).

Riguardo a questa nuova piattaforma, Adam Bain aggiunge che “queste nuove funzionalità sono state progettate per soddisfare la richiesta dei marketers desiderosi di capire chi sono realmente i loro followers. Ora (i marketers) possono comprendere meglio la loro audience e rispondere meglio perfezionando le loro campagne“.

I dati forniti da Twitter sono di enorme importanza per i marketers se pensate che contengono informazioni importanti relative agli utenti, ossia le loro bio, le liste in cui sono iscritti/segnalati e i luoghi in cu si trovano.
La Follower Dashboard è disponibile per tutti coloro che utlizzano i Promoted Products, che includono gli Sponsored Tweet, Sponsored Trends e gli Sponsored Account.

(N.B. Oggi Twitter ha circa 600 advertiser che generano circa 6000 campagne).

QUALI SONO I COSTI DI QUESTE NUOVE TWITTER ADS?

E’ difficile, a quanto pare, stimare il prezzo di un Promoted Tweet, che si basa essenzialmente su aste delle keyword con un cost-per-engagement, o di un Promoted Account che ha anch’esso un cost-per-engagement di base misurato però in relazione al numero dei follow. Il costo del Promoted Trend, invece, è “facile” da stimare: $120,000 al giorno (!).

Ovviamente, gli strumenti che Twitter sta implementando e mettendo a disposizione sono e saranno in aperta competizione con quelli del suo rivale per eccellenza, Facebook, molto utilizzati soprattutto da business di grandezza medio-piccola.

Chi la spunterà di più, tra Twitter e Facebook, nel settore “ad in chiave social”?

Ai posteri “tweet” l’ardua sentenza… 😉

Fonte: Advertising Age

Online and Mobile Shopping Experience

Un interessante sondaggio sulla Online Shopping Experience effettuato negli USA e realizzato da Baynote per testare il grado di “customer satisfation” nelle pratiche di acquisto sul web, ha messo in risalto dati significativi e fornito indicazioni importanti, mio avviso, per chi si occupa di comunicazione e marketing on line, soprattutto nel settore trade & retail.
Prendendo in considerazione diverse aree quali la navigabilità di siti e-commerce, la ricerca di promozioni e offerte del Brand, l’usabilità delle funzioni mobile e le pratiche di “behavioral retargeting” (riguardo a tale “strumento” vi cosiglio di leggere il il caso Zappos sul blog di Young Digital Lab), l’indagine ha riportato quanto segue:
– il 55% degli utenti intervistati ha giudicato come “buona” l’online shoopping experience;
– la navigabilità e la ricerca dei e sui siti e-commerce sono le componenti che più necessitano di miglioramenti per il 57% degli utenti;
– il 58% degli utenti ha dichiarato di essere stato “vittima” di un’attività di behavioral retargeting e il 48% si è dichiarato in qualche modo “infastidito” da tale pratica tanto da non acquistare i prodotti a cui magari era interessato in precedenza;
– l’84% di utenti-clienti si è dichiarato “riluttante” a condividere informazioni personali finalizzati a rendere l’esperienza di shopping ancor più personalizzata.
– gli acquisti e lo shopping on line in generale sono stati influenzati, secondo questo sondaggio, in modo maggiore da promozioni diffuse via mail e in modo modo minore da conversazioni su Facebook, Twitter o da applicazioni mobile;

– interessanti, infine, le motivazioni che spingono a preferire l’acquisto on line via computer piuttosto che via mobile, ossia per motivi di “praticità”, per il 51%, e per motivi di “sicurezza” per il 26%.


























Per scaricare la survey cliccare qui: Baynote Holiday Online Shopping Experience Survey.

Proprio a questo’ultimo aspetto, il mobile shopping, si va a collegare una ricerca condotta da Harris Interactive e commissionata da Tealeaf che riporta quanto segue:
– l’84% degli utenti che hanno compiuto una transazione via mobile hanno riscontrato dei problemi;
– “fatto peggiore”, il 63% degli intervistati ha dichiarato di non essere molto propenso a fare acquisti in altri canali (es. Internet) della stessa compagnia/brand la cui app abbia mostrato problemi nelle transazioni;
– i problemi più comuni? Ricevere messaggi di errore, app di non facile navigazione, impossibilità di completare la transazione, difficoltà nel loggarsi, l’insufficienza e l’incorretezza delle informazioni.

Insomma, i consumatori non sono molto contenti della maggior parte delle app in commercio, tant’è che coloro che si sono imbattuti in alcuni dei problemi descritti dichiarano di trovarsi ad “imprecare” (il 23%) o “urlare” (l’11%) o “sono tentati di lanciare il proprio cellulare” (il 4%) a causa della “frustrazione”!!! 😀

In conclusione, sarebbe utile per marketers e non avere dei dati relativi agli user italiani e a tal proposito ti chiedo: qual è la tua online shopping experience? Quali sono i problemi più comuni in cui ti imbatti quando fai o cerchi di fare un acquisto online sia via computer che via mobile?
Penso sia terreno fertile per una futura ricerca che però non potrà mai essere esaustiva se non la si integra con altri aspetti importanti, quali il social commerce, di cui scriverò nel prossimo post.

Comunicare nell’Era di Facebook

Carissimi,
di seguitole trovate le mie slides relative all’incontro “Comunicare nell’era di Facebook” svoltosi @Roncade, venerdì 25 febbraio 2011.

Una serata davvero molto interessante (tre ore intense) in cui il sottoscritto si è confrontato con un nutrito e partecipe gruppo di genitori sul tema “Social Network, relazioni e figli digitali“.
L’interesse, i dubbi e le curiosità che tale argomento comporta hanno fatto da trampolino alle tantissime domande dei presenti, “preoccupati”, ma anche desiderosi di saperne di più sui Social Network (cosa sono, quali sono e come funzionano) e sul comportamento da adottare riguardo ai figli, sulla tutela della privacy, sulla dipendenza da internet e sui rischi conseguenti all’esposizione e all’utilizzo di questi (Facebook su tutti).



Ringrazio il Comune di Roncade e il Centro Paradoxa del Dott. Andrea Sales per avermi concesso tale opportunità, sperando in futuri incontri data la vastità e complessità del tema.