I Top Brand su Facebook: alcuni dati (infografica)

Un’interessante infografica pubblicata da Social Bakers ci mostra alcuni dati sullo stato dei top Brand su Facebook a livelo mondiale (Italia esclusa, nonostante i suoi 21.651.660 di utenti).

Si tratta ovviamente di numeri da giganti, come ci si aspetta dai player internazionali, ma utili a capire soprattutto che:
– dei 901 milioni di utenti totali di Facebook, “solo” il 17% risiede negli Usa e quindi, secondo questi dati, il restante 83% degli utenti (cioè il resto del mondo) sarà il terreno su cui i Top Brand svilupperanno in futuro le loro strategie di marketing (o Facebook Marketing).
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#Twittardino: le 10 avvertenze per un corretto utilizzo di Twitter

Ispirato dallo sbarco dei cosiddetti Vip su Twitter e dal proliferare di guide (più o meno utili) all’utilizzo del social cinguettante, ho deciso di creare una sorta di “bugiardino” (sì, proprio come quello dei medicinali) del mezzo in questione.

Ecco a voi il #Twittardino: le 10 avvertenze per un corretto utilizzo di Twitter

– Leggere attentamente le bio

– Non somministrare tweet più lunghi di 140 caratteri

– Non retwittare più di 5/7 volte al giorno

– Twittare lontano dalla portata dei bimbominkia

– Rimuovere i fake e i bot che si annidano nelle cavità della TL

– Avere nuovi follower può causare effetti collaterali quali ricevere RT, replies, aggiunta alle liste, aggiunta ai preferiti…

– Non abusare di tweet il quinto giorno della settimana (#FF); in caso di irritabità da #FF consultare il Follow Friday Ranking

– E’ importante prevenire o contribuire alla diffusione di Trend Topic con tweet influenzali e virali

– Follouare solo chi non è affetto da facebookite

– Condividere e Retweetare è estremamente consigliato prima, durante e dopo i pasti e i digestivi

Avvertimento definitivo: “Twittare crea dipendenza”

Sperando che queste “avvertenze twittere” vi siano piaciute, vi invito a suggerirne altre nei commenti o a twittarle menzionandomi (@stequad) e aggiungendo l’hashtag #twittardino; io le pubblicherò di volta in volta.
Magari, grazie al contributo di tutti voi, ne verrà fuori una vera guida 2.0! Che ne pensate? 😉

Facebook Studio… e i casi italiani?!

E’ trascorso circa un mese dal lancio ufficiale di Facebook Studio, la piattaforma che “celebrate the agencies and marketers that are creating and innovating with Facebook“, che permette quindi la condivisione e pubblicazione dei lavori creativi e delle campagne di social media marketing, pardon, di Facebook marketing.
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Facebook Pages: come e cosa monitorare


Se sei un marketer e soprattutto un web marketer molto probabilmente hai già incluso, all’interno di una più ampia strategia di Social Media Marketing, lo sviluppo e la gestione di una o più Pagine Facebook.

Tralasciando i suggerimenti su come gestire una Pagina Facebook (il web è pieno di consigli su questo argomento), sarebbe utile, a mio avviso, capire cosa e come analizzare e monitorare in relazione ai dati e alle metriche delle nostre Pagine.
Let’s start!

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Social Commerce: previsioni di crescita e indicazioni

In un post recente abbiamo fatto un breve excursus sull’online e mobile shopping experience; di conseguenza mi sembra interessante continuare il discorso prendendo in esame una ricerca sul Social Commerce (trattasi, per chi “stranamente” non ne avesse mai sentito parlare, di un subset dell’e-commerce caratterizzato dall’utilizzo dei social media e dei loro strumenti e strategie correlate funzionali alla vendita online di prodotti/servizi), che sembra prevedere una crescita vertiginosa di questo “fenomeno” nei prossimi 5 anni.

Previsione troppo ottimistica? Non secondo il report in questione , “Turning Like’ to ‘Buy’: Social Media Emerges as a Commerce Channel“, realizzato da Booz & Co., società di consulting USA, secondo cui il Social Commerce aumenterà il giro di affari grazie al crescente livello di “abitudine” e familiarità dei consumatori con le pratiche di acquisto on line, o meglio, di shopping on line sulle varie piattaforme social.

Quanto crescerà in soldoni? Il report parla di “5mld di dollari” nel mondo intero in un solo anno, di cui 1 mld nei USA (ovviamente). Bisogna tener conto che l’indagine in questione definisce il social commerce come un “canale in cui i consumatori/utenti compiono acquisti all’interno di social networks“, (pagine e applicazioni di facebook in primis), escludendo quindi l’analisi degli e-commerce tradizionali), e considerando solo i beni cosidetti “durevoli” (apparecchi elettronici, vestiti e ticket vari, ma non il settore “servizi”).

Un buon business a quanto pare. Anche se, a guardare i numeri, una buona percentuale degli intervistati si dichiara propensa all’acquisto sul web e nei canali social in particolare, a condizione di una maggiore attenzione da parte delle aziende nel garantire sistemi affidabili di sicurezza in queste nuove piattaforme (gestione della privacy, dati delle carte di credito e sicurezza nelle transazioni per citarne qualcuno) i quali, come abbiamo visto, rappresentano un po’ il tallone di achille di tutto il commercio elettronico e del suo potenziale sviluppo.

Un altro fattore interessante che influenzerà il social commerce market è, o meglio sarà, la capacità dei negozi virtuali di proporre nuovi prodotti pensati e/o venduti esclusivamente nei canali social.
Altro ruolo lo giocherà, oltre alla sempre citata e sperata “conversazione sui prodotti” da parte degli utenti (pratica non così diffusa a quanto pare), la bravura dei web marketers, specializzati nel social commerce, nel fare buon uso degli strumenti che le nuove piattafomre offrono; un esempio su tutti: il “Like” di un utente su un particolare prodotto può trasformarsi in una vendita successiva di quel prodotto se questo viene offerto nel giusto modo, col giusto prezzo e, magari, esclusivamente per quell’utente/cliente.

In pratica, nonostante ci troviamo davanti ad una nuova forma di commercio che dovrebbe superare le tradizionali forme di vendita, la chiave del successo del social commerce risiede comunque, come sempre, nella quantità dei dati e nella modalità di gestione delle informazioni degli utenti di cui le aziende dispongono.

La novità, o se vogliamo l’arma in più del social commerce, è la possibilità di poter combinare molteplici tipi di informazioni – di acquisto, di comportamento e demografici – per costituire un database di dati sociografici che indicano non solo cosa gli utenti/clienti comprano, ma anche cosa i loro amici comprano; tutto ciò fornisce le aziende di un potente strumento per influenzare l’utente/cliente lungo tutta la sua esperienza d’acquisto.

Siete d’accordo con questa rosea previsione? Avete degli esempi di Social Commerce che stanno “vendendo” bene e soprattutto stanno seguendo queste indicazioni? Segnalatemeli pure!

Fonte: Internet Retailer

Online and Mobile Shopping Experience

Un interessante sondaggio sulla Online Shopping Experience effettuato negli USA e realizzato da Baynote per testare il grado di “customer satisfation” nelle pratiche di acquisto sul web, ha messo in risalto dati significativi e fornito indicazioni importanti, mio avviso, per chi si occupa di comunicazione e marketing on line, soprattutto nel settore trade & retail.
Prendendo in considerazione diverse aree quali la navigabilità di siti e-commerce, la ricerca di promozioni e offerte del Brand, l’usabilità delle funzioni mobile e le pratiche di “behavioral retargeting” (riguardo a tale “strumento” vi cosiglio di leggere il il caso Zappos sul blog di Young Digital Lab), l’indagine ha riportato quanto segue:
– il 55% degli utenti intervistati ha giudicato come “buona” l’online shoopping experience;
– la navigabilità e la ricerca dei e sui siti e-commerce sono le componenti che più necessitano di miglioramenti per il 57% degli utenti;
– il 58% degli utenti ha dichiarato di essere stato “vittima” di un’attività di behavioral retargeting e il 48% si è dichiarato in qualche modo “infastidito” da tale pratica tanto da non acquistare i prodotti a cui magari era interessato in precedenza;
– l’84% di utenti-clienti si è dichiarato “riluttante” a condividere informazioni personali finalizzati a rendere l’esperienza di shopping ancor più personalizzata.
– gli acquisti e lo shopping on line in generale sono stati influenzati, secondo questo sondaggio, in modo maggiore da promozioni diffuse via mail e in modo modo minore da conversazioni su Facebook, Twitter o da applicazioni mobile;

– interessanti, infine, le motivazioni che spingono a preferire l’acquisto on line via computer piuttosto che via mobile, ossia per motivi di “praticità”, per il 51%, e per motivi di “sicurezza” per il 26%.


























Per scaricare la survey cliccare qui: Baynote Holiday Online Shopping Experience Survey.

Proprio a questo’ultimo aspetto, il mobile shopping, si va a collegare una ricerca condotta da Harris Interactive e commissionata da Tealeaf che riporta quanto segue:
– l’84% degli utenti che hanno compiuto una transazione via mobile hanno riscontrato dei problemi;
– “fatto peggiore”, il 63% degli intervistati ha dichiarato di non essere molto propenso a fare acquisti in altri canali (es. Internet) della stessa compagnia/brand la cui app abbia mostrato problemi nelle transazioni;
– i problemi più comuni? Ricevere messaggi di errore, app di non facile navigazione, impossibilità di completare la transazione, difficoltà nel loggarsi, l’insufficienza e l’incorretezza delle informazioni.

Insomma, i consumatori non sono molto contenti della maggior parte delle app in commercio, tant’è che coloro che si sono imbattuti in alcuni dei problemi descritti dichiarano di trovarsi ad “imprecare” (il 23%) o “urlare” (l’11%) o “sono tentati di lanciare il proprio cellulare” (il 4%) a causa della “frustrazione”!!! 😀

In conclusione, sarebbe utile per marketers e non avere dei dati relativi agli user italiani e a tal proposito ti chiedo: qual è la tua online shopping experience? Quali sono i problemi più comuni in cui ti imbatti quando fai o cerchi di fare un acquisto online sia via computer che via mobile?
Penso sia terreno fertile per una futura ricerca che però non potrà mai essere esaustiva se non la si integra con altri aspetti importanti, quali il social commerce, di cui scriverò nel prossimo post.

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